City of Blues: Memphis

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Con la terza tappa della nostra rubrica City of Blues ci spostiamo nello stato del Tennessee. Siamo a Memphis, capoluogo della contea di Shelby, città famosa in tutto il mondo come culla di molti generi musicali americani, tra i quali il nostro amato blues.

Qui ogni storia ha un suo ritmo. E tutto parte da quel fiume che insieme al cotone ha trasportato il lamento blues dei neri.Punto focale di questo incredibile e straordinario interesse musicale è la nota Beale Street, la via dove la storia della musica americana affonda le sue radici, un vero e proprio paradiso per gli amanti del blues: è su questa strada infatti che si affacciano i locali più storici di Memphis, come il B.B. King’s, dove è possibile ascoltare un’ottima (ovviamente) musica; il Rum Boogie Cafè, vincitore del premio Blues Club of The Year da parte della Blues Foundation e, infine, il Blues City Cafè.

E non dimentichiamo la “storica” radio WDIA, dove intorno agli anni Quaranta il mitico B.B. King, chiamato in seguito The Blues Boy from Beale Street,  iniziò a trasmettere la sua musica dal vivo: si trattava di una stazione “alternativa”, dal momento che essa cambiò la sua solita programmazione per trasmettere solo black music. Cosa questa estremamente rara nell’epoca di cui stiamo parlando.

Memphis è anche la città che ha dato i natali a un’altra diva della musica black (e non solo): Aretha Franklin, soprannominata Lady Soul per la sua straordinaria capacità di aggiungere una vena soul a qualsiasi sua canzone, oltre che per le sue enormi abilità vocali.

Allontanandosi di poco da Beale Street si arriva a Graceland, che con il blues ha poco a che fare, ma che è degna di nota in quanto casa di un’altra icona del mondo musicale, Elvis Presley, re del Rock and Roll, e ora suo tempio postumo e luogo di sepoltura.

Ma Memphis è molto di più. E’ una vera e propria città di incroci. Oltre a dare i natali a Elvis e Aretha, qui è anche nato un leggendario gruppo di musicisti rhytm and blues come Howlin’Wolf e Otis Redding.

Memphis è la città di un blues urbano, un blues più veloce e scorrevole, grazie alle esecuzioni originali di alcune leggende della città come Bobby Bland, Ike Turner, James Cotton, Little Milton, Reverend Gatemouth Moore.

Tuttavia è da dire che oggi è dura staccare dalla città la faraonica immagine di Elvis: ogni cosa qui riporta a Presley, dai negozi di scarpe, che vendono le Blue Suede Shoes della canzone, in giù.

Certo è che non ci sarebbero stati nè The King nè il Rock’n'Roll senza quell’incredibile e sensazionale intreccio di cotone, schiavi e blues che ha scritto la storia musicale di Memphis.

E noi, viaggiatori in cerca di frammenti di musica, non possiamo non apprezzare questo miscuglio: la Memphis tutta lustrini di Elvis; la Memphis tutta barocca e hollywoodiana di Graceland; la Memphis dove Martin Luther King pronunciò il suo ultimo discorso; la Memphis civica e democratica del Museo dei Diritti Civili.

La Memphis dove non si dimentica mai di essere nella città del sogno dei neri.

di Roberta D’Auria

 

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