Chiacchierate musicali: intervista a Roberto Ciotti
Ho conosciuto Roberto Ciotti molti anni fa, per essere precisi a Capodanno del 1984 a Calcata, dove lui suonava con il mitico Ginger Baker alla batteria. Ma conoscevo da ancora più tempo il suo ruolo di caposcuola assoluto a Roma e in Italia, almeno da quando lo avevo sentito nel 1978 nell’album dal vivo del concerto per il grande Demetrio Stratos. Lui per primo, in un’epoca in cui (almeno qui in Italia) sembrava esistere solo il rock o il pop, cominciò a battere le difficili strade del blues, sviluppando un livello chitarristico, e in seguito compositivo, di un’eccellenza davvero unica nel panorama del nostro Paese.
Pur essendo richiestissimo come strumentista, ha centellinato le sue collaborazioni come side-men rimanendo coerentemente legato ad una dimensione solistica che, dopo tanti anni, suona come un’orgogliosa rivendicazione della possibilità, per un artista italiano, di dire la sua in un linguaggio ormai internazionalizzato. E di questo, credo, dobbiamo essergli tutti grati, almeno quanto gli siamo già grati per il suo ruolo di indiscutibile battistrada.
Sono andato anch’io nel corso degli anni in pellegrinaggio a casa sua, come buona parte delle generazioni successive alla sua di musicisti romani legati al blues hanno fatto, e ho avuto il piacere e l’onore di suonare con lui anche ultimamente in jam sul palco del Big Mama, con i Buzz Band insieme a Federico Zampaglione, un antico frequentatore (molto più assiduo di me) di casa Ciotti.
Questa è la nostra piccola chiacchierata musicale.
Roberto, è da diversi anni ormai che la dimensione di autore è diventata l’aspetto al quale sembri tenere di più, quasi che la dimensione di strumentista fosse ormai indivisibile dalla tua creatività di compositore. E’ una maturazione che il pubblico sembra apprezzare, anche all’estero, dove spesso è difficile far passare i propri contenuti originali. Puoi essere orgoglioso di tutto ciò.Quand’è che hai cominciato a credere e a investire di più nella tua musica originale? E qual’è il tuo rapporto col blues oggi?
Dopo il tour in America con Backer ho cominciato a credere di piu al mio modo originale di fare la musica. A volte i difetti diventano pregi, seguire il proprio istinto e la propria vena è bello e importante, riuscire a fissare delle canzoni importanti è necessario per andare avanti. Oggi il blues è contaminato un pò con tutto. Io seguo chi mi piace e basta, non un genere ma un artista.
Tu hai iniziato in un periodo, possiamo ben dire in un’epoca, in cui la musica aveva un’importanza enorme per il mondo giovanile. Le attuali generazioni invece sembrano in maggioranza preferire i live act dei deejay e il suono anonimo della musica elettronica. Come hai vissuto questa evoluzione e come te la spieghi?
I giovani che suonano adorano gli anni ’70 e il blues. La tecnologia ha fatto sì che chiunque, con un computer, potesse fare musica, anche un incapace … La dimensione umana si va perdendo sempre di più con il progresso tecnologico e chi rimane legato al vecchio è tagliato fuori. Io cerco di interpretare i tempi senza farmi prendere la mano o rimanere nostalgico, propongo sempre nuovi pezzi adeguati secondo me al momento storico.
Roberto, come dicevo all’inizio, tu sei stato un caposcuola e hai rappresentato un punto di riferimento per molti musicisti che sono venuti dopo: alcuni sono rimasti nell’alveo del blues, altri hanno preso strade più pop, ma tutti hanno sensibilmente migliorato il livello musicale del panorama nazionale. Il blues e la musica ad esso limitrofa in Italia insomma sono cresciuti anche grazie a te, anche se Roma in particolare è una città in cui il jazz ha sempre attecchito di più. Come mai? Che cos’è, snobismo?
Mi ricordo agli inizi che mi prendevano in giro i jazzisti e anche quelli del pop: i primi dicevano che ero grezzo, gli altri che scimmiottavo … Adesso i primi hanno capito che il blues non lo sanno suonare e gli altri fanno i commessi in negozi di scarpe, mentre i giovani hanno capito e sono diventati ricchi.
Concludiamo questa piccola chiacchierata parlando del tuo presente e del tuo futuro musicale. So che la tua bussola artistica è sempre in movimento e, questo tuo continuo andare avanti, è uno dei segreti del tuo successo. Se posso esprimere una percezione personale, quello che mi ha sempre coinvolto della tua personalità musicale è stato la sincerità e l’intensità del tuo feeling, un atteggiamento che va ben al di là del professionismo, laddove comincia un vero credo artistico. Come vedi Roberto Ciotti nel futuro e quali cose del tuo presente musicale vuoi raccontare ai nostri lettori?
Questo è un periodo brutto per tutti, per questo sto scrivendo altre canzoni dopo il mio ultimo Troubles & dreams del 2010, proprio per esorcizzare. Quindi nuovo cd e speriamo tanti concerti che ora annullano solo … Quello che spero è di andare il piu possibile all’estero dopo l’esperienza di Mosca, Praga e Brasile …. il nostro paese va alla deriva e io non voglio cadere.

