City of Blues: Kansas City
- a 20 gennaio 2012
- da Mario
- In Blog, City of Blues
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Oggi la nostra rubrica ci porta Kansas City: la storia di Kansas City come città fatale per lo sviluppo della musica americana è stata raccontata in un bel film di Robert Altman del 1996, Kansas City, ricordando come l’epoca d’oro del sound delle orchestre più importanti della città (Benny Moten, Andy Kirk, Georgee Lee, ecc) coincidesse fatalmente con il moltipicarsi di locali in mano alla mala dove, in pieno proibizionismo, si beveva, si giocava d’azzardo e la prostituzione fioriva, con la compiacenza del sindaco corrotto Teddy Pendergast.
Questa situazione creò tantissime occasioni di lavoro per musicisti che venivano anche da fuori (Luisiana o Mississippi in particolare) e accese una vita notturna intensa e folle inseminando un ambiente musicale incredibilmente ricco di scambi e di idee. La grande pianista Mary Lou Williams ricordava, in un’intervista, i concerti e le session interminabili fino al mattino dei club di Kansas City negli anni ’30.
Kansas City allora si riempì di neroamericani che venivano dalle campagne già alla fine dell’800, attirati dal paladino dei diritti dei neri Benjamin Singleton, che profetizzava il ritorno in Africa ma anche l’integrazione nel tessuto economico delle città come pratica di emancipazione sociale.
In questo senso Kansas City fu una sorta di Chicago.
Quando la città divenne invece una Bengodi dell’intrattenimento, la comunità musicale neroamericana espresse un tipo particolare di jazz fortemente legato alle radici del blues, dando vita in questo modo a un linguaggio orchestrale ricco e originale la cui filiazione più importante fu lo stile di Count Basie, che con la sua Big Band inventò la più apollinea classicità del linguaggio jazzistico.
La forte tradizione delle orchestre di fiati creò una compenetrazione unica in tutti gli Stati Uniti tra jazz e blues: basti pensare a Jay Mc Shann, pianista, cantante e bandleader che ha elegantemente fuso questi due mondi in una lunghissima carriera di cui l’ultimo tenero ricordo è l’apparizione nel 2006 nel film di Clint Eastwood “Piano blues”, una meritoria opera di esposizione mediatica per l’uomo che negli anni ’30 andando a New York con la sua orchestra portò con sè un suo compaesano, nientepopodimeno che Charlie Parker, l’uomo che poi di li a poco avrebbe inventato il jazz moderno.
E che dire del fantastico duo del cantante Joe Turner, caposcuola assoluto del blues jazzistico, e di Pete Johnson, uno della mitica “trinità” dei pianisti che sul finire degli anni ’30 rilanciò il boogie-woogie?
I nomi fatti finora basterebbero a decretare il rango di Kansas City ma ve ne vogliamo fare altri, meno noti ma importantissimi. Un grande cantante e arrangiatore come Jess Stone, che scrisse brani come Shake, Rattle and Roll, Flip Flop Fly (Joe Turner) e Loosing Hand per Ray Charles. Fu anche uno degli inventori del sound Atlantic. Per avere un’idea di lui come cantante ascoltate “Until the real thing come along” quando cantava con i Clouds of Joy.
Negli anni 60-70 una figura di spicco è Gene Mc Daniels, che ha scritto brani famosi per Ray Charles (Compares to what) e per Roberta Flack (Feel like making love), scomparso tra l’altro recentemente.
Il nostro viaggio a Kansas City si ferma qui, nella speranza di nuove tappe, nuovi orizzonti da esplorare e tante tante cose da scoprire!
