Il commento di Mario Donatone alla serata del 21 gennaio
- a 22 gennaio 2012
- da Mario
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Ieri sera World Spirit Orchestra ha avuto l’onore di aprire “Accademia in musica“, la VI rassegna cameristica organizzata dall’Accademia Romana di Musica, scuola in cui insegna la nostra direttrice Giò Bosco: è stata una bellissima ed emozionante serata.
Abbiamo aperto con dei brani solistici di Giò, in cui lei ha ricordato la figura di Jho Jenkins. In effetti uno degli aspetti più sentiti del concerto di ieri è stato il fatto che proprio nella chiesa valdese è cominciata la slavina gospel degli anni ’90 a Roma.
Quando il coro è arrivato sulla scena l’atmosfera era già calda e siamo riusciti (almeno credo) a trasmettere un entusiasmo e vorrei dire anche una coesione sempre più in crescita. Abbiamo anche improvvisato un piccolo omaggio alla grande Etta James: Isabella Del Principe ha cantato una bellissima Just wanna make love to you.
In generale poi tutti i solisti si sono espressi ai massimi livelli e spero con tutto il cuore che il senso di festa musicale che siamo riusciti a creare sia stato un buon viatico per questa meritoria rassegna.
Sul finale c’è stata una grandissima sorpresa: c’era il grande Harold Bradley in sala che abbiamo subito invitato sul palco, il quale ha cantato una applauditissima Down by the riverside. Harold si è addirittura commosso ricordando i suoi inizi proprio qui in Italia, come primo divulgatore della musica afroamericana e fondatore del mitico Folkstudio. Credo che la colpa sia un pò anche mia, perchè la sera prima avevamo suonato insieme in un club e gli avevo fatto fare un tuffo nei ricordi con una piccola “chiacchierata musicale” che vi proponiamo in seguito in questo blog.
Insomma tante emozioni e la condivisione della musica per quello che dovrebbe essere, un qualcosa in cui tutti possano sentire di dare e ricevere, al di là delle differenze di età o di cultura. Un coro vince molte di queste differenze. Alla fine del concerto la gente stava ancora applaudendo un grande artista ottantenne e un bambino di otto anni, studente di pianoforte e fratello di un nostro corista, veniva a fare i complimenti a Giò.
